Bali

Ci vogliono circa 3 ore di volo da Singapore. Bali è l’unica isola indonesiana a essere di religione induista. O meglio.. A Bali la religione induista giunta dai vicini di casa, si è trasformata e modellata in base alle tradizioni e credenze della popolazione locale.. Rimane perciò una pratica che si rifà al culto induista ma assume dei tratti completamenti originali e per questo unici. Strano. Perché tutte le altre isole dell’arcipelago sono invece di religione musulmana. Bali è la meta d’eccellenza dei surfers di tutto il mondo che popolano in qualsiasi momento dell’anno la bellissima spiaggia di Kuta, a sud dell’isola, i suoi bar e le sue moderne strutture turistiche. Sbagliando, pensiamo che sia di dimensioni piuttosto ridotte. Sappiamo che le sue strade, come in qualsiasi paese asiatico, sono popolate da una scia interrotta di motorini che scorrazzano a destra e sinistra senza un’apparente logica stradale. Il rumore fastidioso del clacson si ripete in continuazione e il caos è snervante ed evidente. Fin dalle prime luci dell’alba i suoi abitanti sono in moto, letteralmente. Sui loro mezzi a due ruote trasportano di tutto: tronchi di alberi lunghi metri, cestini o cassette contenenti ogni genere alimentare, persone. Sì perché su un motociclo si possono contare fino a 4 persone, solitamente una famiglia composta da mamma, papà e figlioletti piccoli. Tutti rigorosamente senza casco. DSC_0519Noi abbiamo il nostro angelo custode che in quel traffico infernale si destreggia come un esperto e con una calma inconsueta: si chiama Komang, ha una ventina di anni e parla inglese come io parlo il francese: così così. Estremamente gentile, fin troppo servizievole; la dote che di lui mi stupisce immediatamente è la sua pacatezza e capacità di lasciare che la confusione che lo circonda non si impossessi di lui. Alla giuda, al suo posto, avrei inveito non so quante volte. Komang vive a nord dell’isola, a Lovina, ma lavora a sud, dove l’afflusso turistico rimane maggiore, ed è solito affittare un piccolo van con cui porta in giro i suoi clienti. Potete contattarlo direttamente dalla sua pagina facebook: Komang Sumadika. Eccoci. Prima tappa consigliata da lui e non troppo lontana dall’aeroporto di Denpasar è l’Uluwatu Temple. DSC_0315E’ il primo tempio che visitiamo, dove notiamo fedeli inginocchiati in preghiera e un gran numero di turisti seduti sui muretti della sua struttura pronti ad ammirare e immortalare il magnifico tramonto. Che è effettivamente magnifico. Indossiamo il Sarong, che è un indumento che solitamente si indossa in Indonesia e Malesia sia da uomini che donne e che consiste in una fascia di tessuto piuttosto colorata che si lega in vita e che arriva fino ai piedi: necessario se si vuole entrare nei templi, garantisce una sorta di rispetto nei confronti di chi lo abita. Non riusciamo a cogliere davvero la religiosità che circonda questo posto.. i turisti si sono impossessati dell’intera struttura, ce ne sono davvero troppi. Così ci limitiamo a fare due passi e ammirare un bel tramonto per poi tornare nel caos stradale e puntare verso l’hotel. La decisione di pernottare a Ubud è stata azzeccata: la zona è molto bella e permette di raggiungere in un tempo accettabile i templi sparsi per l’intera isola. Il bungalow che ci ospiterà per qualche giorno è piccolo ma molto accogliente, con il tetto in paglia, tipico delle costruzioni balinesi. La finestra, che si apre su uno stretto balcone, permette di ammirare una piccola risaia a terrazza e le anatre che il mattino girovagano tra le sue piante. Veniamo accolti con un gustoso cocktail di benvenuto e dal sorriso contento dei suoi proprietari. Il ristorante dove ceniamo è a pochi passi dall’hotel ma anche piuttosto caro: vero che assaggiamo di tutto e annaffiamo la ricca cena con qualche birra di troppo ma il fatto che sia un locale piuttosto turistico si fa sentire sul conto finale. Ad allietare la nostra serata c’è anche un ottimo gruppo che suona musica occidentale. Sono sincera, avrei preferito qualcosa di più caratteristico ma suvvia, è solo la prima sera.

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