Time for Malaysia

Ci svegliamo che il sole ancora non ha fatto capolino. Il volo per la ricca Singapore parte il mattino presto. Lasciamo l’isola giusto in tempo perchè a distanza di qualche ora chiudono l’aeroporto a causa dell’eruzione di un vulcano sull’isola di Java: traffico aereo in tilt, voli cancellati per giorni. Lasciamo la bella Bali per tornare solo temporaneamente nella città stato dove abbiamo un bus prenotato che ci porterà in Malesia e che terminerà la sua corsa nella calda Malacca.

Malacca è stata tra i porti commerciali più importanti del sud-est asiatico prima di Singapore che l’ha soppiantata e costretta a trasformarsi in una città sonnolenta. Diversi popoli europei tra cui portoghesi, olandesi e inglesi, si avventurarono alla conquista di questo importante centro economico: il loro passaggio è evidente in alcuni degli edifici cittadini. Culturalmente si respira un’aria multietnica: i cinesi così come gli indiani trasferiti in questa zona sono molti e distinguere le diverse etnie è a tratti difficile, se non impossibile.

Il viaggio in bus è lungo e dobbiamo scendere e risalire due volte per poter passare la dogana e collezionare un altro bel timbro sul passaporto. Il viaggio è piuttosto lungo e ci costringe a stare seduti sui seppur comodi sedili del lento mezzo di trasporto per un totale di circa 5 ore. Arriviamo a Malacca che il sole sta quasi tramontando ma l’afa che ci colpisce come un cazzotto in faccia appena sbarcati ci ricorda che a prescindere dal movimento della terra intorno al sole, qui la temperatura è quasi sempre la stessa: troppo alta. Appena scesi dal bus veniamo circondati da autisti di taxi pronti a guadagnarsi pochi ranggit: ringraziamo e andiamo avanti verso il bancomat dal quale abbiamo bisogno di prelevare contanti nella nuova moneta locale. C’è un taxista che tenace, a differenza degli altri, non ci molla e ci segue bombardandoci di domande. Cerca di convincerci a cambiare hotel comunicandoci che il posto da noi scelto è fuori dal centro, ma con pessimi risultati: il massimo che riesce a ottenere è un passaggio in macchina per pochi spicci. Arriviamo a destinazione, la Driftwood guesthouse: una graziosa casa in un quartiere apparentemente molto tranquillo, dove una donnina dagli occhi a mandorla ci apre la porta di quello che sarà il nostro alloggio per le prossime due notti. C’è un grosso ventilatore sul soffitto che cerca di muovere invano l’aria del locale. Lily è molto simpatica ed estremamente gentile. Vive con il marito inglese originario di Newcastle, dove ho vissuto io per un certo periodo.. Guarda te che coincidenza. Dopo essersi presentati e averci illustrato su una cartina le principali attrazioni della zona, ci mostrano l’ampia camera da letto attentamente arredata e ci lasciano andare a mangiare, perchè siamo affamatissimi, in un ristorantino a pochi passi da lì: il B&B sarà anche lontano dal centro ma è vicino al mare e a qualche ristorantino spartano dove si mangia dell’ottimo pesce fresco. Per oggi è qui che terminiamo la giornata: mangiando pesce e bevendo birra riconoscendo finalmente l’odore del mare e seguendo distrattamente il rumore delle onde che sommessamente giungono a riva.

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