Kuala

Dopo aver pernottato nel fin troppo lussuoso Impiana Hotel, decidiamo di dedDSC_0076icare la mattinata alle Batu Caves, che si trovano ai margini della città e si possono raggiungere in circa un’ora di metro. Le Batu Caves sono enormi grotte calcaree che ospitano al proprio interno diversi templi induisti dove i fedeli si recano in preghiera. In realtà rappresenta un sito religioso di primaria importanza per la regione induista in quanto è epicentro del Thaipusam: una festa indù celebrata ogni anno nel mese di Gennaio-Febbraio in cui migliaia di fedeli si sottopongono a dolorosi rituali (tra i quali trafiggersi con aghi affilati) per ringraziare e manifestare il proprio apprezzamento a uno dei loro dei, Lord Murugan, figlio di Shiva.

Popolate da un’ampia comunità di macachi dispettosi, le grotte offrono la frescura meritata dopo la scalata di più di 250 scalini sotto il sole cocente: sono enormi e al loro interno ci si sente davvero minuscoli. La luce riesce appena a penetrare tra le poche cavità e permette ai pipistrelli di fare di queste grotte la loro dimora. Ai loro piedi si trovano negozietti di souvenir, di tatuaggi all’hennè e di snacks. Mi tatuo anch’io, da un’espertissima ragazza che riesce a riprodurre un disegno sulla mia pelle in modo tanto dettagliato quanto rapido.

Riprendiamo la metro per tornare in centro città e incontrare i nostri amici in viaggio di nozze anche loro di passaggio a KL. Non esiste una tessera o un abbonamento alla metro: per ogni corsa e cambio di linea (anche qui sono gestite da diverse compagnie) bisogna rimettersi in coda e fare il biglietto. Tant’è che una volta rientrati in città rimaniamo fermi e nervosi alle macchinette per diversi minuti perchè il via vai di persone a quest’ora è importante e sono tutti in coda come noi per cercare di fare un biglietto. KL sembra una città talmente moderna in apparenza che questa lacuna sui trasporti mi lascia basita.

Torniamo in zona Petronas e cerchiamo di salire insieme ai nostri amici sullo Skybridge: al contrario di quanto affermato dalla Lonely Planet per cui sarebbe necessario recarsi presto in biglietteria per poter aggiudicarsi uno dei 960 biglietti a disposizione, riusciamo facilmente a procurarci l’ingresso alle torri con visita guidata. Veniamo portati prima sullo Skybridge, un ponte che collega le due torri al 41° piano, a un’altezza di 171m, dove possiamo ammirare il panorama per 15 minuti, poi saliamo fino in cima a una delle due torri, ad un’altezza vertiginosa di 452m.

Torniamo a pranzare nella Jalan Alor dove le apprezzatissime alette di pollo leggermente piccanti cucinate sulla strada si alternano alle birre che con il caldo che fa vanno giù che è un piacere. Ordiniamo anche qualche piatto di Nasi Goreng che consiste in riso in padella accompagnato da un insieme di carne (pollo o manzo) verdure, gamberi e uova, il cui sapore particolare, è insospettabilmente delicato e gradevole anche al nostro palato. Ci alziamo da tavola dopo ore, soddisfatti come pochi dal pranzo appena ultimato e un po’ alticci a causa della copiosa birra bevuta.
DSC_0180Ci rechiamo in una delle piazze più significative nella storia del paese, Merdeka Square, dove nel 1957 venne dichiarata l’indipendenza malese e issata una delle bandiere più grandi al mondo. La piazza è circondata da fiabeschi palazzi dalle forme arabeggianti, tra cui il Sultan Abdul Samad Building che ora è sede del ministero dell’informazione, della comunicazione e della cultura.

Giunta ormai sera, ci godiamo lo spettacolo delle fontane colorate a ritmo di musica presso KLCC, per poi bere un caro cocktail a ritmo di musica presso il maestoso Traders Hotel, che dalla sua sommità garantisce una visuale unica sul parco e sulle ammalianti torri illuminate.

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